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Ama Hikikomori APS
Chi siamo
Benvenuti, a nome di quella che sta diventando per noi, ogni giorno di più, un pezzettino di famiglia. Ufficialmente, e forse un po’ pomposamente, dovremmo chiamare questo pezzettino di famiglia “Consiglio Direttivo”, ma il punto è che noi non siamo abituati alle parole altisonanti o alle cariche importanti.
Noi siamo e ci sentiamo persone, uomini e donne, e solo dopo viene tutto il resto, titoli e cariche compresi. Nel nostro piccolo pezzettino di famiglia abbiamo tutti sperimentato, in prima persona o per profonda vicinanza empatica, il dolore, la sofferenza e la fatica della solitudine. E lo sgomento che genera. Ma per tutti noi c’è stato un momento in cui qualcuno ci ha raccolti. Raccolti e accolti. E questo ha fatto la differenza.
Parlo di un refolo di brezza in una stanza buia e senza ossigeno. Ad ognuno, poi, cercare la porta. E nel cercare quella porta, noi ci siamo trovati e ci siamo presi per mano. Quello che stiamo facendo ora è camminare lungo il corridoio, verso l’uscita. Insieme. Sperando che le nostre voci, che riecheggiano nel corridoio, siano un refolo di brezza dietro una porta chiusa.
L’associazione nasce da questo. Nasce da un’alleanza tra famiglie in forte sofferenza, in grande solitudine, e chi compone, insieme a loro, il tessuto sociale.
Perché se un ragazzino, un adolescente, un giovane adulto, sceglie lentamente di restringere il proprio mondo, i propri passi, il proprio respiro dentro ad una stanza buia, è il mondo intero che si restringe, che diventa buio un po’ di più, per tutti.
La nostra Associazione ha un nome molto lungo, che vuole esprimere proprio questo: AMA HIKIKOMORI – Auto Mutuo Aiuto tra famiglie e società civile per il superamento del ritiro sociale volontario – APS. L’Associazione ha anche un nome più breve, che useremo abitualmente: AMA HIKIKOMORI APS, ma il nome completo è quello, ed è l’espressione di un progetto.
Non vogliamo entrare, in questo momento, nei tecnicismi dello statuto, che pure è molto importante e che ha impiegato, per nascere, diversi mesi di riflessioni e scambi: in questo momento vogliamo andare all’essenziale. E l’essenziale è la relazione, la costruzione e ricostruzione continua della relazione. Nel rispetto. Anche nel rispetto dei limiti e della fatica. La nostra e quella degli altri.
Abbiamo alle spalle abbastanza strada da poter dire che nella vita si nasce e si rinasce molte volte. Che nasce e rinasce l’amore, che nasce e rinasce il sorriso. È sempre un cammino, ma è un cammino possibile. Benvenuti e buon cammino a tutti.
Dal fare all'esserci
Il 14 febbraio di quest’anno, il 2026, la nostra associazione ha compiuto 5 anni e pochi mesi dopo è stato rinnovato il Consiglio Direttivo. In questo percorso, già lungo, abbiamo intrecciato le nostre vite con molti ragazz* e molti genitori, e siamo cambiati, inevitabilmente.
Chi siamo ora? Dove siamo? Cosa muove oggi la nostra associazione? Che cosa cerchiamo di costruire insieme, adesso?
Se volessi usare una sintesi estrema, direi che stiamo cercando di camminare – genitori, ragazz*, famiglie – su un percorso che ci porta dal fare all’esserci, ed è un percorso non banale.
Quando un figlio ha la febbre, sai cosa fare, ma quando non sai per quale motivo stia male, e non lo sa nemmeno lui, cosa fai? Di sicuro hai paura di non saperlo aiutare, di perderlo. Ti senti solo, ti senti incapace, e ti affidi a quello che hai sempre visto fare e che hanno fatto con te. Minimizzi e sproni: “Su, su, vai avanti. Poi ti passa.” Siamo immersi nella cultura del fare: se abbiamo un problema, andiamo alla ricerca della soluzione attraverso il fare. Analizziamo, suddividiamo in parti, le aggiustiamo e ripartiamo. E nella cultura del fare ci metto anche l’idea che, se ti porto dallo psicologo, uno bravo, poi lui ti aggiusta. Senza che questo, però, coinvolga anche me, senza che anch’io mi debba mettere in gioco. Ma se un ragazzo sta male questo schema non funziona, e noi genitori ci sentiamo smarriti.
Questo è stato il punto di partenza di molti genitori dell’associazione. Quello che abbiamo imparato in questi anni, confrontandoci e sostenendoci tra genitori, con l’aiuto di psicologi preparati, è che noi pure siamo in gioco, e dobbiamo camminare assieme ai nostri figli. Noi pure dobbiamo trasformarci, e dobbiamo trasformare le nostre famiglie, rendendole davvero capaci di ascolto.
Tutti ci siamo sentiti dire dai nostri ragazzi: “Voglio solo che tu mi ascolti, non ti chiedo di risolvere i problemi al posto mio e non mi interessa sapere cosa faresti tu. Voglio solo che mi ascolti”. E se a parole è facile dire “Ok, parla, ti ascolto”, nei fatti restare in silenzio, non interrompere, non suggerire – e al tempo stesso trasmettere vicinanza ed empatia, perché i ragazzi non ci chiedono un ascolto freddo e passivo – è estremamente difficile.
Su questo stiamo camminando e continueremo a camminare: né sostituirci a loro, né attendere passivamente, ma stare accanto.
Avere qualcuno che ci stia accanto è un bisogno primario per ciascuno di noi e per ciascuna famiglia, indipendentemente dalla condizione di sofferenza o meno dei nostri ragazz*. Saper stare accanto a chi amiamo, però, non è semplice né istintivo, ma quello che abbiamo sperimentato è che si impara e si può imparare per tutta la vita.
Questo facciamo in associazione, consapevolmente, attraverso i nostri Gruppi di Auto Mutuo Aiuto o i percorsi sulla comunicazione empatica; attraverso i Gruppi di Parola o i Giochi di Ruolo, a cui danno vita i nostri ragazzi; attraverso gli intrecci delle nostre famiglie, i nostri caffè e le pizze assieme, il tempo passato a progettare un laboratorio o a tentare, goffamente, di autofinanziarci.
E questo facciamo, o meglio cerchiamo di fare, ogni volta che incontriamo una nuova storia, che accogliamo un genitore, un ragazz*, una famiglia: cerchiamo di ascoltare, con calore e con partecipazione, riconoscendo noi stessi in loro.
Marina Mercuriali, presidente dell’Associazione AMA HIKIKOMORI APS
I membri del Consiglio Direttivo 2026: Leonora Batani, Vincenzo Bellettini, Angela Berti, Katia Bianchi, Lucio Cocchi, Lucia Failla, Elena Landi, Luciano Melisi, Marina Mercuriali, Fabio Scalzotto
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Finalità e attività dell'Associazione
L’Associazione non ha finalità di lucro e si prefigge di perseguire i propri scopi esclusivamente attraverso atteggiamenti di collaborazione, ascolto, rispetto e valorizzazione della persona.
Per la realizzazione delle proprie attività, l’Associazione si avvale in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati, nel rispetto di quanto previsto al riguardo dal Codice del Terzo settore.
Per il raggiungimento degli scopi statutari, l’Associazione potrà svolgere attività in Italia e all’estero, anche in collaborazione e per conto di enti terzi, siano essi pubblici o privati.
Al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale, l’Associazione può porre in essere attività ed iniziative di raccolta fondi nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico.
Promuovere un cambiamento socioculturale, che contrasti il pensiero post-moderno focalizzato sulla performance.
Contribuire a ridurre il fenomeno del ritiro sociale volontario.
Approfondire l'indagine psicologica e sociologica sul ritiro sociale utilizzando un approccio scientifico.
Diffondere la conoscenza del fenomeno del ritiro sociale nella società civile e tra le istituzioni, anche in un'ottica di prevenzione.
Supportare i ragazzi e le loro famiglie nel percorso da una situazione di autoisolamento ad una nuova, riprogettata, condivisione sociale.
